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Alla fine della fiera: due chiacchiere con Ceci


"C’era una frase che avevo letto non so dove ma che mi aveva sempre colpita: l' universo non è fatto di materia ma di musica. Immaginare la musica come se fosse una cosa eterna, come le stelle e l’universo, come se fosse infinita. Ho iniziato a ragionare su questo turbinio di nuvole e di cose che si muovono, quasi fosse una creazione, inserendo in questo cielo delle note di musica antica, simboli usati quando iniziarono a scrivere la musica, nel medioevo. L'Universo ascolta chi ha voglia di buttarsi in questa meravigliosa parte che è la musica"


Abbiamo fatto qualche domanda a Cecilia Fabbri Fonti, creative graphic designer (e non solo): grazie al suo lavoro è partita la campagna "The Universe Listens To The Brave", una raccolta fondi destinata a finanziare la prima borsa di studio della nostra scuola di musica.

Alcuni progetti di Ceci: linea mare bimb@ e Romagna Lovers

Ciao Cecilia come stai? Come va la tua vita in questo momento così particolare?

Ciao amici del Cemi, devo dire che nonostante la pandemia la mia vita ha continuato a trascorrere con i soliti ritmi piuttosto convulsi e veloci: quelli di una mamma single che lavora, porta avanti la casa, il lavoro d’ufficio e un bellissimo bambino di sei anni. Sto bene, faccio tutto quello che posso e vado avanti con tutta la forza che ho.

Ci racconti quali sono le tue grandi passioni?

Le mie passioni... una bella domanda!

Se c’è una cosa che mi piace tantissimo è girare per mercatini: ho iniziato da ragazzina durante il primo viaggio studio in Inghilterra ad andare nei vintage shop o nei mercatini delle pulci ed è diventata la cosa che mi rende frizzante. Adoro vagare in questi posti, buttare le mani in mezzo a cose a volte anche polverose o sporche, mi lascio colpire dal caos, da questa entropia, di luoghi pieni di ricordi e di storia ed è una cosa che mi manca. Durante questa pandemia ci mancano i concerti, ci manca uscire, aggregarci, però a me manca tantissimo anche andare per mercatini!

Questa è la mia passione principale: mercatini vintage, mercatini dell’antiquariato, mercatini delle pulci e posso aggiungere ovviamente la passione per la moda, il costume, la grafica, la musica, le mostre... quante cose eh?!

Cosa provi mentre disegni? Quali emozioni guidano il tuo lavoro?

Spesso mi trovo a disegnare per lavoro delle fantasie o dei pattern per i tessuti e bene o male si lavora sempre partendo da un mood di ispirazione: può essere quello di una collezione oppure un’ immagine o un segnale che vuoi trasmettere - anche se si tratta solo di un tessuto che finisce su un costume o un intimo (quello per cui principalmente lavoro). Quello che provo dipende dal momento come quando chi compone mette dentro al frullatore più emozioni, anche io quando disegno lo faccio, e magari mi lascio accompagnare da un po’ di bella musica che mi dà lo stimolo giusto per iniziare e per finire quello che ho tra le mani.


Ci racconti qualcosa di più sul tuo percorso di studi?

Ho preso la maturità classica perché non mi hanno fatto fare il liceo artistico che tanto avrei desiderato fare per allenare di più la mia mano, cosa che purtroppo non ho potuto fare durante gli anni abbastanza impegnativi del classico. Ho deciso poi di iscrivermi alla facoltà di disegno industriale al politecnico di Milano dove ho fatto un triennio di product design e grafica e service design nella laurea specialistica. Ho trascorso sette mesi in Erasmus in Germania alla Bauhaus di Weimar ed è stata un’esperienza incredibile!

Dopo la laurea quinquennale ho cercato lavoro e ho fatto alcuni stage in aziende di moda di Milano, sono andata poi in Nuova Zelanda due mesi dove ho lavorato per una stilista che si chiama Karen Walker e mentre ero in Nuova Zelanda mi hanno chiamato per lavorare in Aeffe. Aeffe è il gruppo di Alberta Ferretti che è proprietaria del marchio Moschino con cui lavoro il campionario di Moschino swimwear e underwear, e ora anche per le linee swimwear e underwear di Chiara Ferragni

Disegnare e lavorare per Moschino è un bellissimo traguardo, ci racconti qualcosa di questo marchio italiano così anticonformista, particolare e amato?

Il messaggio irriverente e provocatorio di Franco Moschino è stato uno dei momenti secondo me più alti della moda italiana: non era necessariamente una questione di couture o di capacità sartoriali - cosa che comunque aveva - quanto una questione di messaggio, i giochi di parole, l’ironia e la simpatia che trasmetteva e ha sempre trasmesso il marchio.

Da bambina ho sempre guardato con curiosità le T-shirt o i capi che aveva mia madre nel guardaroba e oggi custodisco gelosamente tutti i miei capi d’archivio di Franco Moschino. Lavorare per loro - anche se non sono sempre a stretto contatto con gli stilisti ci interfacciamo e decidiamo insieme cosa portare in collezione - é buona parte del mio lavoro e non potrei stare senza


Qual è il posto della musica nella tua vita?

Credo di non essere l’unica a poter affermare che la musica occupi uno dei posti più importanti nella mia vita. Quando aspettavo mio figlio avevo preparato una playlist con più di un centinaio di canzoni che ascoltavo regolarmente e avvicinavo le cuffie alla pancia per fargliele ascoltare. E' ancora la "playlist Arturo" e ogni tanto quando capita qualche canzone gli dico "sai che questa te la faceva sentire la mamma?".

Di recente Fran Lebowitz, in un documentario di Scorsese su Netflix, diceva che la musica è una delle forme d' arte più alte perché ci fa ricordare delle cose, spesso molto speciali. Nessun altra cosa ci trascina dentro quanto può fare la musica, anche solo quando guardiamo un film, che è sempre un’opera d’arte, se non è legato ad una musica spesso non resta così fisso nella nostra memoria. La famosa scena di uno dei miei film preferiti E.T., in cui i bimbi in fuga si alzano in volo grazie al potere dell’extra terrestre, senza la musica non sarebbe la stessa cosa.

La musica insieme al disegno e a tutte le altre forme d’arte occupa un posto importante e sono sicura che per mio figlio e anche per tante persone debba continuare ad essere così.

Parliamo del progetto per il Cemi: raccontaci qualcosa su come è nata questa grafica.

Quando sono stata coinvolta in questo lavoro per il Cemi dalla mia compagna di scuola e amica di sempre Irene, che è un insegnante della Scuola, le dissi che c’era una frase che avevo letto non so dove ma che mi aveva sempre colpita: "l’universo non è fatto di materia ma è fatto di musica". Abbiamo iniziato a ragionare su questa sacralità e su questo punto di partenza dell’immaginare la musica come come se fosse una cosa eterna, eterna come le stelle, eterna come il cielo e l’universo. E' come se fosse una cosa infinita.

Ho iniziato a ragionare su questo turbinio di nuvole e di cose che si muovono nel cielo quasi fosse una creazione e ci siamo fatte dei super viaggi su discorsi quantici universali e filosofici inserendo in questo cielo delle note di musica antica che Irene mi ha suggerito di guardare. Si tratta dei simboli usati quando si è iniziato a scrivere la musica, nel medioevo. Poi la frase da "l’universo non è fatto di materia ma di musica" è diventata "The Universe Listens to The Brave" cioè l'Universo ascolta chi ha voglia di buttarsi in questa meravigliosa parte che è la musica.

Quando parli di te spesso dici "sono un treno" allora ti chiederei di raccontarci qualcosa di più sui tuoi progetti personali e paralleli alla tua normale e quotidiana attività lavorativa.

Quando dico che sono un treno è anche un po’ una maniera di scherzare sul mio modo frenetico di vivere le giornate e la vita: i pensieri, le cose, sono sempre molto iperattiva e non smetto mai di pensare. A volte è un limite però fare tante cose mi aiuta a tenere i pensieri sempre caldi e occupati. Oltre al mio lavoro infatti faccio anche qualche esperimento: qualche anno fa ho iniziato a tirare fuori dal cassetto tante grafiche che erano lì rimaste lì, inutilizzate, dai marchi per cui avevo lavorato e ho iniziato a disegnarle, correggerle, sistemarle e mescolarle per creare una linea di costumi inizialmente per bimbi, - adesso sto facendo anche qualcosa per gli adulti.

Le prime collezioni erano a tema, questo mix è anche legato al discorso sulla sostenibilità, poi mi sono soffermata su la zona dove abito, cioè la Romagna e ho fatto una linea, scherzosa, "Romagna Lovers", una forma di amore verso questa terra, la piadina, la Romagna e tutto quello che va all’interno di questo mondo che poi è il mio. Principalmente ho voluto celebrare questa terra generosa e questa città, Rimini, dove vivo e in cui alla fine, dopo tanto peregrinare, sono tornata e ho deciso di di rimanere. Poi chissà la vita dove mi riporterà o mi porterà.


Ciao ceci grazie mille.

Grazie a voi per questa opportunità, per questo lavoro. Spero che le felpe che abbiamo creato abbiano successo, vorrei vedere un sacco di bimbi con le felpe del Cemi e volendo anche qualcuno coi costumi di "Romagna Lovers".

Ciao e grazie mille a tutti.


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